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Cultura e organizzazionedi

Come nasce, si trasforma e si consolida la cultura nei gruppi aziendali

Il primo pezzo di questa serie ha trattato la cultura come una fotografia: che cos’è, com’è fatta a strati, chi la può cambiare. Ma nessun gruppo nasce con una cultura già formata: la costruisce, tappa dopo tappa, risolvendo i problemi che ogni età porta con sé. Schein ha descritto questo percorso in quattro fasi, e ha dato un nome alla forza che governa ciascuna: il presupposto dominante. Conoscere le fasi serve a una cosa molto pratica: capire in quale si trova il proprio gruppo, perché ogni fase ha i suoi rischi, e il rimedio giusto per una è il veleno di un’altra.

Il presupposto dominante

In ogni fase una convinzione condivisa, spesso non detta, tiene insieme il gruppo e ne governa i comportamenti.

Gli assunti taciti visti nel primo pezzo non arrivano tutti insieme: si depositano nel tempo, e in ogni momento della vita di un gruppo uno di essi comanda sugli altri. Schein lo chiama presupposto dominante: la convinzione condivisa - quasi mai dichiarata - che in quella fase risponde alla domanda più urgente del gruppo. Chi ci guida? Stiamo insieme? Funzioniamo? Sopravviveremo? Il presupposto dominante è ciò che si sente ripetere in riunione senza che nessuno lo metta ai voti, ed è la chiave di lettura di tutto quello che segue: le fasi si riconoscono da lì.

Le quattro fasi del gruppo

Formazione, costruzione, lavoro, maturità: ogni fase risolve un problema e prepara il successivo.

Le quattro fasi del gruppo secondo Schein, col presupposto dominante di ciascuna Quattro riquadri in fila: formazione (il capo sa cosa fare), costruzione (siamo un grande gruppo), lavoro (ci conosciamo, funzioniamo), maturità (così abbiamo sempre vinto). Dalla maturità si aprono due strade: la reinvenzione, evidenziata, e il declino. IL PRESUPPOSTO DOMINANTE DI OGNI FASE Formazione IL CAPO SA COSA FARE Costruzione SIAMO UN GRANDE GRUPPO Lavoro CI CONOSCIAMO, FUNZIONIAMO Maturità COSÌ ABBIAMO SEMPRE VINTO DECLINO REINVENZIONE LA MATURITÀ APRE IL BIVIO: DIFENDERE GLI ASSUNTI O CAMBIARLI
1 nella formazione il gruppo dipende da chi guida. 2 nella costruzione l'armonia conta più del merito. 3 nel lavoro le differenze diventano risorsa. 4 nella maturità il successo passato diventa il metro di ogni scelta: da lì si esce reinventandosi o si resta a difendere.

La formazione è l’età della dipendenza. Il gruppo nasce attorno a chi lo guida, e il presupposto dominante è il più semplice di tutti: il capo sa che cosa fare. I membri cercano un posto e un’identità, le prime regole non scritte si depositano, e i valori del fondatore sono ancora scelte personali, non cultura. Il rischio della fase è che lo restino: un capo che decide tutto da solo fabbrica un gruppo che non impara a decidere.

La costruzione è l’età dell’armonia. Superata la dipendenza, il gruppo scopre di essere un gruppo e se ne innamora: il presupposto diventa «siamo un grande gruppo, andiamo d’accordo». È la fase che cementa l’appartenenza, e ha un costo preciso: il conflitto viene evitato anche quando servirebbe, e chi dissente impara a tacere. La falsa armonia è il modo più gentile che un gruppo ha di smettere di pensare.

Il lavoro è l’età dell’efficacia. Il gruppo accetta che le differenze fra i membri siano una risorsa e non una minaccia: il presupposto diventa «ci conosciamo abbastanza da lavorare bene insieme». I conflitti si affrontano perché non fanno più paura, l’attenzione si sposta dal come stiamo al che cosa facciamo. È la fase migliore, e non è eterna.

La maturità è l’età del successo, ed è la più pericolosa. Il presupposto dominante diventa: così abbiamo sempre fatto, e abbiamo sempre vinto - quindi è giusto. Gli assunti smettono di essere soluzioni e diventano identità; metterli in discussione non è più proporre un’idea, è tradire. Qui si apre il bivio della figura: se il contesto è cambiato, il gruppo si reinventa - e deve pagare il prezzo di disimparare - oppure difende gli assunti fino al declino. La resistenza al cambiamento vista nel primo pezzo è al suo massimo proprio qui, dove il gruppo ha più da perdere.

Netflix, dalla formazione al bivio

La formazione e il bivio si leggono nitidi, le fasi di mezzo in filigrana: due reinvenzioni scelte prima dell’emergenza, col racconto di un cofondatore.

Il caso più leggibile è Netflix, perché il suo percorso è documentato da un protagonista - il cofondatore Reed Hastings l’ha raccontato con Erin Meyer in No Rules Rules (2020) - e le tappe societarie sono pubbliche.

La formazione è nitida: nel 1997-98 Marc Randolph e Reed Hastings fondano un noleggio di DVD per posta, e la sopravvivenza dipende dalla visione dei due fondatori. Le fasi di mezzo, dall’esterno, si leggono solo in filigrana, perché le tappe societarie non sono dinamiche di gruppo: negli anni dell’abbonamento (settembre 1999, niente scadenze né penali) l’azienda costruisce un’identità interna fondata su fiducia e autonomia, e negli anni dello streaming (2007) e dei contenuti originali (febbraio 2013) fa convivere i dati con l’intuizione e la franchezza con la delega. Il caso torna nitido al bivio della maturità: col dominio dello streaming, il presupposto «così abbiamo sempre vinto» sarebbe la traiettoria naturale, e la cultura descritta in No Rules Rules è costruita apposta per impedirla - la stabilità trattata come pericolo, l’errore come parte del processo. Le reinvenzioni sono state due, decise entrambe leggendo la disconferma prima che diventasse emergenza: dal DVD allo streaming quando il DVD rendeva ancora ma la fine si vedeva, e dallo streaming oltre lo streaming, con l’ingresso nei videogiochi nel novembre 2021.

Il caso non dice che ogni azienda debba somigliare a Netflix: dice che il bivio della maturità non si supera per inerzia. Serve una cultura che tenga basso il costo del disimparare - la sicurezza psicologica del primo pezzo - e una guida disposta a trattare il proprio passato come un capitolo, non come un metro.

Riconoscere la fase del proprio gruppo

Il presupposto dominante si sente ripetere in riunione: basta ascoltare quale domanda il gruppo si fa davvero.

L’uso pratico del modello è la diagnosi, e chiede lo stesso gesto del primo pezzo, applicato stavolta al tempo: ascoltare. «Sentiamo cosa ne pensa il capo» è la formazione; «non roviniamo il clima» è la costruzione; «chi è il più adatto a farlo?» è il lavoro; «abbiamo sempre fatto così» è la maturità, e conviene chiedersi se il contesto che giustificava quel «così» esista ancora. La fase non è una pagella: ogni gruppo nuovo ricomincia dalla formazione, e un’azienda matura contiene squadre giovani. Ma il rimedio dipende dalla fase: spingere l’autonomia in piena formazione produce ansia, e predicare l’armonia nella maturità accelera il declino.

Dove prosegue la serie

Sapere in che fase si è non basta: la cultura si governa con leve precise, e quelle leve sono il tema del prossimo pezzo.

Questo pezzo ha messo in movimento la fotografia del primo. Il prossimo passa ai comandi: i sei punti con cui si governa la cultura - il fronte interno, i presupposti sul mondo, la missione, i mezzi, le misure, la correzione - ognuno con un caso aziendale documentato. Chiuderà la serie lo stile personale di guida, da adattare alla maturità dei collaboratori.

I concetti che questo articolo introduce

Due voci: le fasi e il presupposto che le governa. Il resto del vocabolario è nato nel primo pezzo, e da lì si rimanda.

Concetto Ambito Che cos’è Si lega a
Fasi del gruppo cultura Le quattro età che un gruppo attraversa secondo Schein - formazione, costruzione, lavoro, maturità - ognuna definita dal problema che il gruppo sta risolvendo; la maturità apre il bivio fra reinvenzione e declino scandiscono la costruzione della cultura aziendale; ogni fase è governata da un presupposto dominante
Presupposto dominante cultura La convinzione condivisa e quasi mai dichiarata che governa una fase della vita del gruppo, rispondendo alla sua domanda più urgente: chi ci guida, stiamo insieme, funzioniamo, sopravviveremo è la forma che gli assunti taciti prendono in ciascuna delle fasi del gruppo; nella maturità alimenta la resistenza al cambiamento

Fonti